Terry Allen – Lubbock cover album

Album doppio uscito nel ‘79 e passato relativamente inosservato. Ci ritorniamo un attimo sopra perché merita e non poco, Disco autoprodotto (ma non prodotto male, come accade troppo spesso), copertina e accessori tendenti allo spartano e dentro tante buone cose per chi gradisce la musica. Il tono generale direi che dà su un country fortemente personalizzato, ma non mancano uscite rockeggianti, venature boogistiche e puntate swing. Nessuna scoria puristica, nessuna fregola di rifondazione del genere e cosi via.

Quella che dai solchi del LP sprigiona è semplicemente musica per sentimenti forti e per forti esigenze espressive, materia profondamente emotiva che invade ogni interstizio e lo colma di sapori intesi e delicati. L’America dei perdenti, degli appuntamenti mancati, dei motel sulle autostrade, delle storie finite male, scorre davanti agli occhi con il ritmo serrato di un film di Houston, uno di quelli vivi. Tutto dura per la lunghezza di due dischi due, nei quali mi è stato difficile trovare momenti di stallo e cadute di tensione.

L’ascolto prende più il cuore che il cervello e qualche volta è bene che sia cosi. Dei valori più precisamente formali del disco mi sentirei di sottolineare soprattutto la voce ora graffiante e roca ora morbidamente atteggiata del grande Terry nonché il lavoro ottimo di arrangiamento. La qualità del suono è complessivamente piena e spessa. Ci sono un paio di cose da consegnare alla storia (Truckload Of Art, The Beautiful Waitress, per non fare che due nomi), ma tutto l’insieme corre fino alla fine con sicurezza, grinta e mestiere.

Dei musicisti sarei propenso a dire tutto il bene possibile se solo mi riuscisse di sapere quanta parte della loro pienezza espressiva sia soltanto frutto dell’infinito feeling che possiede il personaggio Allen. Un’ultima cosa: il titolo. Lubbock è una città del Texas, famosa per il vento, per il brutto paesaggio e per le belle donne. Ci hanno suonato i santoni del country in fila indiana. Meraviglia che questa simpatica canaglia le abbia dedicato un disco?

Fate 1007 (Honky Tonk, Country Swing, 1979)

Maurizio Bianchini, Mucchio Selvaggio n. 37, 1981