Chissà perché ogni tanto una persona apparentemente normale come me (oddio…) non considera una band o un cantante o un disco, proprio si rifiuta di ascoltare o diononvoglia addirittura comprare qualcosa… Mi è successo con i Southern Rail, e non vi saprei dare una motivazione purchessia per questa mia chiusura mentale. Mah!
Fatto si è che poi ho evidentemente cambiato idea, ed ho aperto la mia povera mente, ma devo dire che l’ho fatto solo dopo avere conosciuto il banjoista e mandolinista Dave Dick (simpatico e bravo), avere ascoltato il dobroista Roger Williams (bravissimo e in possesso di una bella voce bassa), e avere deciso che dovevo prestare ascolto al chitarrista Jim Muller, non fosse altro per la sua splendida rubrica ‘Plugged In’ (nozioni chiare e a livello umano di amplificazione per bluegrassari) su Bluegrass Now…
Non mi sono sbagliato, dato che la band è buona, ha un buon ritmo (merito anche della contrabbassista Sharon Horovitch) e buone voci, è da degna a eccellente nelle parti strumentali, e sa come confezionare un disco, per giunta un disco ‘difficile’ come è per noi non americani un disco gospel.
L’originalità, dato fondamentale dopo mezzo secolo di bluegrass, è rispettata, con pochi standard (curiosamente quasi tutti ammucchiati in fondo) e diversi originali interessanti.
Non trovo del tutto opportune alcune scelte di tempi (certi pezzi per me non tollerano le alte velocità), e sicuramente non capisco la necessità di registrare i suddetti standard (River of Jordan, Jacob’s Vision, We Shall Rise, Hallelujah I’m Ready e Going Up Home To Live In Green Pastures), che altri hanno fatto e fanno molto meglio, ma sono questioni di [buon] gusto, quindi non fatti miei…
A parte questo, o forse proprio anche per questo, la potenzialità dei Southern Rail è elevata, e merita quindi la nostra attenzione, oltre che, naturalmente, scelte di produzione più sensate. Ma che criticone!
Pinecastle PRC 1050 (Bluegrass Gospel, 1995)
Silvio Ferretti, fonte Country Store n. 39, 1997







