Mayday! ha le sue radici nella profonda amicizia e il mutuo rispetto coltivato in anni di coerente lotta contro le disparità sociali, le guerre e i continui tentativi di delegittimare lo stato democratico, che ha portato George Mann e Si Kahn a collaborare e a stringere una vera comunione di intenti che si ricollega all’attivismo di Woody Guthrie e degli Almanac Singers di Pete Seeger e Lee Hays.
Nel 2024 avevano dato alle stampe il significativo Labor Day: A Tribute To The Hardworking People Everywhere che al tempo stesso celebrava gli ottant’anni di Si Kahn riportandolo in auge dopo anni di ritiro dalle scene ma comunque non da un sempre vivo impegno politico e ravvivava quella canzone d’autore di protesta che nel tempo si era un po’ affievolita.
Mayday! Arriva due anni dopo quel disco in un momento storico decisamente peggiorato dal punto di vista dei diritti e da quello bellico e quindi acquista ancora maggiore senso e forza mantenendo vivo lo spirito pugnace dei due musicisti, entrambi attivamente impegnati nel sindacato e nell’associazionismo così messo in pericolo dalle politiche governative americane.
Mayday! è un mix di brani ripresi dal corposo repertorio di Si Kahn con l’aggiunta di brani nuovi e di una fattiva collaborazione compositiva avvalendosi di una produzione naturalmente essenziale dove non mancano arrangiamenti elettro-acustici che contribuiscono a rendere il tutto estremamente piacevole. Le chitarre elettriche e slide di Rich DePaolo, le tastiere di Molly MacMillan, la sezione ritmica formata da Doug Robinson al basso e da Michael Wellen ai tamburi, il violino di Tim Ball fungono da base strumentale per la maggior parte dei brani i cui titoli sono un vero manifesto delle intenzioni di George Mann e Si Kahn.
Hard Times è chiamata ad introdurre l’album con il contrasto tra una melodia suadente e soffice e un testo agrodolce e decisamente critico, mentre la seguente Anyone Can Be President non manca di rimproverare l’opposizione democratica incapace di contrastare la deriva autoritaria in corso. Stranger In This Land è pura tradizione folk in cui si omaggiano i migranti e il loro contributo alla società, così come sulla stessa lunghezza d’onda si pone Care For All, un chiaro invito alla condivisione e al rispetto di tutti.
Ask The Penguin, Ask The Seal vede la presenza del duo dei Magpie, Terry Leonino e Greg Artzner, band che negli anni ha sempre condiviso gli stessi valori dei nostri, In The Heart Of The Country si muove in territori più country e western su un testo che è un po’ un manifesto attuale e drammatico della situazione in atto, con The Gap che musicalmente si avvicina a certo folk-rock, spigliatamente (almeno dal punto di vista strumentale) brillante.
Da sottolineare ancora brani come You Can’t Count On The Numbers, Fight For Your Union e One Voice, tutte caratterizzate dall’urgenza di dare voce a coloro che faticano a farsi sentire in un mondo sempre più votato alla legge del più forte. Un disco ancora una volta preziosamente militante ed impegnato.
Living Legacy LL1 (Folk, Singer Songwriters, 2026)
Remo Ricaldone, fonte TLJ, 2026






