Afton Wolfe – Ophiuchus cover album

Afton Wolfe è un personaggio non facile da inquadrare, un artista che in relativamente pochi anni ha infilato una serie cospicua di EP e di album nella cui musica hanno trovato spazio blues e country music, jazz e folk in proporzione variabile, intrecciando in maniera personale suoni interpretati con piglio vicino allo spirito del Tom Waits sperimentatore e liricamente affine a Charles Bukowski.
Nativo dello Stato del Mississippi, Afton Wolfe ha saputo declinare con profondo stile poetico la vita del profondo sud andando a rimarcarne gli aspetti più curiosi, bizzarri e fantasiosi, dando spazio alla sua attitudine al ‘noir’ e al mistero. E non si discosta da questa continua ricerca il nuovo disco Ophiucus, ispirato alla costellazione del ‘portatore di serpenti’ che rappresenta Asclepio o Esculapio, il dio greco della medicina che veniva rappresentato con un serpente simbolo del suo potere guaritivo.

Prodotto dallo stesso Afton Wolfe ed inciso a Nashville dove il nostro si è stabilito da tempo, Ophiucus è un lavoro che sorprende chi si avvicina per la prima volta alla sua musica e allo stesso tempo conferma qualità compositive di grande livello per canzoni sorrette da una voce roca e cavernosa che rimanda come detto (anche stilisticamente) a Tom Waits e rivestite da arrangiamenti mai banali e ordinari. Ogni brano meriterebbe un discorso a parte per incisività, riferimenti sonori, originalità e vivide descrizioni, con una selezione che si apre con la canzone che da’ il titolo al disco e mostra una particolare aggressività rock, solida e robusta ma che subito lascia spazio al country-waltz di I Deserve To Be Forgiven con la pedal steel di Smith Curry a trovare equilibri vicini allo spirito ‘outlaw’ e la voce di Afton Wolfe a guidare una melodia di sicuro impatto.

Rules Of War cambia nuovamente registro e si presenta con i ritmi di un fascinoso e sinuoso tango, inevitabilmente simile al citato Tom Waits, prologo ad un’altra incursione nella più classica country music con Dream Song dove mr. Wolfe si veste di abiti più romantici e intimisti. La melodia di Crooked Road è tra le più ispirate dell’album, portandolo al suo zenit compositivo ed interpretativo, introducendo un’ulteriore piccola gemma come l’introspettiva Ascetic Sleep Song No.4 e uno strumentale fascinoso come Sphere Shift dove l’uso dei fiati riporta alla mente il Van Morrison dei tempi migliori. Rushing Back mantiene il mood legato a certa country music con un altro gustoso ‘waltz time’ mentre acquista rabbia e grinta la successiva One Million Children, angosciante grido contro i genocidi.

Ancora ‘waitsiana’ è l’atmosfera evocata in Last King Of The Blues che si avvicina ad un Heartattack And Vine del musicista di Pomona, California, un po’ straniante il funk venato di hop-gospel di Forgive Yourself con atmosfere che subito si calmano con Winter Comes For Mary la cui melodia si avvicina a Leonard Cohen. Si chiude con la lunga ballata intitolata non a caso Invocation, intrisa di lirismo psichedelico e di poesia in un congedo particolarmente suggestivo, degno di una personalità complessa come quella di Afton Wolfe.

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