Beth Orton – Daybreaker cover album

La bellezza senza fine di Central Reservation, il suo ultimo disco, aveva reso le aspettative per questo disco forse esagerate. Si sa che è difficile ripetersi sempre a livelli qualitativi altissimi, se non ti chiami Joni Mitchell o Bob Dylan (e anche loro qualche passo falso lo hanno fatto) e perciò chiameremo questo Daybreaker il classico disco di transizione.
Perché quello che mancano sono proprio le belle canzoni. Beth Orton è, al solito, estremamente ispirata a livello interpretativo, ma, un po’ la produzione (esagerata: vedi l’orchestrazione imponente di Paris Train o l’estrema lunghezza di brani come Mount Washington, quasi sette minuti) un po’, appunto, il livello appena sufficiente di tutte le composizioni, rendono questo Daybreaker appena accettabile.

Visto poi il livello che Beth è stata capace di raggiungere con un disco come Central Reservation, cioè il più bel disco di cantautorato (non solo femminile) degli ultimi dieci anni, la delusione non è poca.
Il passo è sempre quello: una ballata di ispirazione folk che si mischia con qualche contrappunto elettronico ma quello che la volta precedente era sembrato così fresco e sorprendente questa volta suona stantio e già logoro.
Anywhere, con quell’andamento un po’ latino con tanto di tromba, ricorda la lunga frequentazione che Beth ha avuto con Beck, ma non convince; Concrete Sky, scritta e duettata con Ryan Adams, dimostra una volta di più il livello medio basso del cantautore americano; la title-track è troppo ruffianamente radio friendly.

Bisogna attendere il dolce arpeggio acustico di Carmella per ritrovare la Beth Orton che abbiamo amato: disinibita, intensa, accattivante. O anche il quasi country di God Song, duettato con Emmylou Harris, anche se le due voci insieme cozzano abbastanza vistosamente.
0.K., infine, si trascina stancamente, così come Ted’s Waltz, mentre Thinking About Tomorrow (William Orbit Mix) è solo la pallida imitazione della genialità folk elettronica che faceva capolino in Central Reservation.
Voto: 6,5
Perché: Daybreaker è il classico disco di transizione. Beth Orton è troppo brava per deluderci, in futuro: la aspettiarrio fiduciosi.

Heavenly/EMI 7243 5 39918 2 (Singer Songwriters, 2002)

Paolo Vites, fonte JAM n. 84, 2002