Eterea ed introspettiva, la musica di Isabel Rumble può risultare fragile nel suo essere in bilico tra certo indie-folk e tracce pop cantautorali ma non fatica ad entrare nel cuore di chi ha un debole per le riflessioni profonde ed accorate che la cantautrice, proveniente dal New South Wales, Australia, esprime, mostrando vulnerabilità ma anche resilienza e forza nell’affrontare le sfide della vita, tra rapporti interpersonali e il mondo che ci circonda.
Dopo un debutto interessante come Bird Be Brave che nel 2023 aveva ricevuto buoni riscontri in fatto di critica e un EP che confermava, seppur in formato ridotto, le capacità autoriali di Isabel Rumble, Hold Everything Lightly focalizza con intensità attraverso dieci acquerelli dall’innato fascino poetico una maturazione notevolmente interessante, conglobando storie che possono essere considerate come un ‘unicum’ coeso e potente che cresce con gli ascolti e abbraccia stati d’animo a volte contrastanti ma indicativi della cifra poetica di Miss Rumble.
La voce contribuisce certamente alla seduzione di queste canzoni, con influenze che possono essere ricercate nell’inevitabile riferimento a Joni Mitchell, a certe soluzioni melodiche che rimandano a certe cose meno jazzate di Norah Jones e alla delicatezza delle ballate di una Laura Nyro o della mai troppo compianta e ingiustamente dimenticata Judee Sill.
Gli arrangiamenti curati dal bravissimo Heath Cullen sono sempre misurati e ogni intervento strumentale, che sia un pedal steel che si insinua docilmente o un piano che rafforza il pathos della melodia, mostra gusto e perfetto bilanciamento, supportando come meglio non si può la naturalezza della voce di Isabel Rumble.
Inevitabilmente il risultato è la somma di tutto questo e la limpidezza complessiva ne giova moltissimo, dando a Hold Everything Lightly la possibilità di accarezzare l’ascoltatore e portarlo in una dimensione sognante ed incantata.
Tra l’iniziale Soften e il congedo costituito dalla title-track, con un finale che può rimandare con il suo incedere replicato il primo Van Morrison, scorre un mondo sensibile in cui la cantautrice australiana regala emozioni e anche se non è facile estrapolare un momento, un brano in particolare, Better Half Of Me, Lonely Hunter vicina alla sensibilità letteraria di Leonard Cohen, la più ‘folkie’ Room To Grow, I Danced con la sua andatura più affilata e la pianistica You’ll Sing che si avvicina alla prima Joni Mitchell rappresentano bene le qualità di Isabel Rumble.
Autoprodotto (Singer Songwriter, 2025)
Remo Ricaldone, fonte TLJ, 2026
8.5.26







