Norman Blake – Chattanooga Sugar Babe cover album

Le due enfatiche frasi riportate sul retro della copertina, per il resto scarna di note e di dati, recitano testualmente “… una musica americana di incomparabile purezza ed integrità” (dal San Francisco Examiner) e “un viaggio attraverso la storia della musica americana” (dal New York Daily News). Confesso che ancora non riesco ad assuefarmi alle iperboli né alle esaltazioni delle quali si fa ormai uso anche in presenza di prodotti mediocri. Lontano dai lunghi assolo di chitarra flat-picking che avevano caratterizzato le sue incisioni negli anni settanta, lontano dai suoni delle mille corde dello String Fawn Ensemble, privo anche dell’appoggio della moglie Nancy, Norman Blake si è registrato questo disco tutto da solo. Sovraincidendo alla chitarra (sia una normale dreadnought che una National Resonator Guitar) il fiddle, ovvero il mandolino, il mandolin banjo o la hawaiian guitar, ci propina più di un’ora di musica.

Che dire? La voce di Norman Blake non è mai stata il suo punto di forza; quanto ai suoi interventi strumentali, né il finger-picking elementare né il flat-picking ritmico lasciano il segno. Non mi vorrei ripetere, ma non posso fare a meno di riportare alcune frasi della mia precedente recensione del disco di Blake: “la voce di Norman ha i soliti limiti: scarso spessore interpretativo, a volte addirittura non perfettamente intonata”; “qualcuno potrebbe definire l’atmosfera del disco ‘rilassata’, ma il dubbio è che lo sia un po’ troppo, ai limiti della noia, troppo monotona”.

Che altro aggiungere? Per esempio che oltre a sei brani tradizionali sono presenti otto composizioni dello stesso Blake. Per esempio che sono in imbarazzo nel cercare il titolo di un brano che meriti una citazione. E penso che possa bastare. In definitiva, un disco che dovrebbe piacere solo agli amanti di Norman Blake… ma ne siamo sicuri?

Shanachie 6027 (Old Time Music, 1998)

Mariano De Simone, fonte Out Of Time n. 26, 1998

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