Poco – Under The Gun cover album

La Cotton/Young Band dopo l’exploit di Legend non rischia e si muove sul sicuro. Così il nuovo album sa di rock dall’inizio alla fine ma non un rock ribelle o progressivo, semplicemente pulito e conformista. Ed è un peccato perché qualche tentativo di novità avrebbe sicuramente coinvolto molta gente in virtù delle incredibili vendite di Legend appunto. Ma il successo, si sa, paga in moneta sonante e l’eventualità di dover rischiare di rinunciarvi pur per nobili ideali (dopo anni di trepida e giustificata rincorsa) non deve aver neppure sfiorato le menti dei due leader del gruppo. I quali anzi per evitare possibili scivoloni non hanno concesso neppure una chance ai loro attuali compagni di ventura (al bassista Charlie Harrison e al batterista Steve Chapman si è aggiunto il biondo tastierista Kim Bullard), che sembrano poco di più che session men.

Sbagliando perché qualche canzone finisce irrimediabilmente col ripetersi. Rispetto a Legend, che nonostante tutto rimane uno dei meno appetibili album dei Poco, il disco nell’insieme è leggermente migliore, perché un tantino più compatto ed omogeneo, senza analoghe cadute di tensione, anche se forse senza nemmeno l’avvertibile presenza di motivi destinati ai top 40. È una raccolta di canzoncine discrete, talvolta deliziose, sempre ben arrangiate, che non comunicano molto però. Sia Paul sia Rusty hanno scritto di meglio e di più convincente in passato.

Due buoni motivi da segnalare potrebbero essere Under The Gun di Cotton, che titola l’album, per il suo carico d’effetto e The Everlasting Kind di Young, il più vicino allo spirito di Crazy Love con quel gradevolissimo accompagnamento acustico a 12 corde. Il nuovo arrivato non sembra dotato, almeno per ora, di grande personalità, anche se può darsi che il suo lavoro sia forzatamente contenuto. Le percussioni, aggiunte in qualche brano, danno maggiore spinta al ritmo, mentre un languido sax non manca l’appuntamento per dar la caccia a cuori infranti da consolare.

La steel guitar viceversa va vieppiù autoriducendo il suo ruolo (è presente in un solo pezzo stavolta). La copertina in nero elegante delude, ha in rilievo l’immagine del cavallo Già apparso in Legend. Ecco il marchio del nuovo corso che si vorrebbe consolidare. Corso che non può che scontentare i vecchi fans del gruppo disposti ad accettare qualunque cambiamento, purché rivolto verso qualcosa di più solido e valido.

MCA 5132 (Country Rock, 1979)

Raffaele Galli, fonte Mucchio Selvaggio n. 34, 1980