Più volte ci siamo soffermati su questa band che proviene da Portland, Oregon, che, attivissima e sempre ispirata, porta avanti un discorso fatto di recupero di suoni country-rock (debitrice inevitabilmente di quello che fu fatto, un po’ più a sud, in California, nel corso degli anni sessanta e settanta) e di pop dalle radici fermamente legate al Golden State.
I Shoebox Letters sono la creatura di Dennis Winslow, vero ‘deus ex machina’ di un combo in cui si sono alternate negli anni figure che ciclicamente tornano a collaborare con il leader dando la sensazione di una cerchia di amici che si ritrova per perseguire un sogno comune.
Fresca e brillante, instancabile e divertente, la parabola degli Shoebox Letters si arricchisce di un nuovo capitolo intitolato Tears For 2, dove si incontra il fascino pop dei Fleetwood Mac (nella loro versione americana, si intende) e le armonie vocali e lo scintillio strumentale dei Poco, certe melodie del Tom Petty più rilassato e il sound di un Chris Isaak ammaliato dai suoni roots, il tutto in un contenitore in cui si omaggia una west coast disimpegnata ma comunque attraente e ricca di charme.
Complicato quindi fare una graduatoria di merito delle dieci composizioni, tutte con lo zampino di Dennis Winslow nella firma, che formano l’album, un ‘unicum’ fatto di passione e dedizione, da gustare senza difficoltà. Done Drinkin’, Wreck On The Bridge (decisamente ‘pettyana’), Come Out Of Darkness, Alone Not Lonely, Nothing Happens Here e Crystal Ball sono comunque canzoni eccellenti da ricordare anche in un repertorio sempre più corposo e senza cadute di tono o di stile come quello di Dennis Winslow e soci.
Tears For 2 è da bersi come un corroborante bicchiere di acqua fresca e pura.
Autoprodotto (Alternative Country, Roots Rock, 2017)
Remo Ricaldone, fonte TLJ, 2017
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