Byrds – Fifth Dimension cover album

Fifth Dimension dei Byrds, con tanto di copertina e logo paisley epocali e in edizione italiana, è il primo long playing in assoluto da me acquistato (ed ancora meco dopo 46 primavere). Avevo già il singolo Eight Miles High / Why che regalai considerando il lato B di serie B, pensando sarebbe comunque ricomparso sul seguente Younger Than Yesterday (a queste mosse ci aveva da sempre abituato la prassi discografica del periodo); la previsione si verificò poi puntualmente ma il brano vide la luce in versione ‘alternate’.

Per ritrovare su album l’originale (migliore sotto ogni aspetto) dovetti aspettare più di dieci anni: cazzate, d’accordo, quisquilie e pinzillacchere, ma che lasciano il segno come un tarlo e non si dimenticano. Ed infatti eccomi qui a ricordare… Fifth Dimension rimane un grande disco di folk rock ormai adulto, figlio della psichedelia americana del suo tempo con proprio peculiare DNA, neonata ma già proiettata verso un futuro del tutto sconosciuto e misterioso perché assolutamente imprevedibile.

Già il titolo omonimo, unica partecipazione del fuoriuscito Gene Clark come compositore e cantante (insieme alla sua parte di armonica nello strumentale Captain Soul), è un perfetto manifesto sonoro del genere, oltre che uno dei 45 giri per antonomasia: ogni singola nota trova il suo posto, ogni strumento svolge il suo compito in magica simbiosi con gli altri, le voci sembrano giungere da un altro mondo, il testo, onirico, lisergico, estemporaneo, può fare a meno del ritornello e si innalza sulle ali eteree della melodia, il missaggio è esso stesso un’opera d’arte.

E non finisce qui. Accantonato Bob Dylan come costante ispirazione (evento raro nell’intera carriera su vinile del gruppo), tra le tracce presenti emerge una ballata epica e commovente, quella I Come And Stand At Every Door, adattamento di una composizione del poeta turco Nâzım Hikmet-Ran sull’aria della scozzese The Great Silkie, nella quale si narra la vicenda di un bimbo di sette anni, morto nell’olocausto di Hiroshima, il cui spirito vaga ancora per il pianeta alla ricerca di pace. Grazie al particolare tipo di arrangiamento ed alla voce di McGuinn è diventato un capolavoro di folk elettrico, scaturito non a caso, ai cui stilemi si rifaranno a breve numerosi artisti e gruppi su entrambe le sponde dell’Oceano.

Columbia CK-9349 (Folk, 1966)

Pierangelo Valenti, fonte Suono, 2012

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