La vita di Dolly Parton è stata un cappotto di molti colori come la sua canzone, Coat Of Many Colours: ogni pezzettino di stoffa simboleggia la sua silenziosa ma immensa presenza nella vita di chi ha avuto bisogno, si sentiva perso o emarginato.
Se migliaia di bambini d’America e del mondo hanno avuto la possibilità di ottenere un’istruzione, avere libri di testo, iscriversi all’università, è stato merito del grande cuore di una figlia povera del Tennessee che ha contribuito, con la sua fondazione Imagination Library, a donare un futuro alle nuove generazioni nel ricordo di suo padre cresciuto senza saper leggere né scrivere.
Dolly Parton è sempre stata in prima linea nella raccolta fondi per la ricerca medica e il sostegno alle famiglie colpite dagli uragani o dagli incendi e, come amava affermare, avendo ricevuto tanto si sentiva in dovere di donare tanto.
Quando si nasce in uno degli stati più poveri dell’America, il Tennessee, la grinta e un forte spirito di rivalsa devono essere sfruttati al massimo per emergere e lasciare un segno, proprio come ha fatto lei.
Prima di Dolly Parton la musica country era vissuta ed ascoltata in modo diverso, meno colloquiale e più formale. Lei ha divelto le barriere che dividevano le star dal pubblico introducendo un nuovo approccio, lei, con la sua risata i suoi modi familiari e rassicuranti ha portato la musica country lontano facendola conoscere alle masse, rendendola alla moda.
Da quando suo zio Billy le regalò una piccola Martin per potersi esibire in cortile tra le galline e i fratelli scalmanati, Dolly non si fermò più. Dalla tenera età di 11 anni iniziò il suo viaggio attraverso la musica, rendendosi ambasciatrice di un genere musicale che lei stessa ha riportato in auge.
È impossibile tenere conto della sua sconfinata discografia che ha attraversato 8 decenni; volendo snocciolare sinteticamente qualche numero per impressionare quei pochi rimasti sulla terra che ancora non conoscono Dolly Parton possiamo dire che ha venduto oltre cento milioni di dischi, è arrivata in cima alle classifiche dei singoli per 25 volte, ha pubblicato 65 album in studio, ha vinto 11 Grammy Award, 13 Academy of Country Music Awards, 10 Country Music Association Awards. Nel 2022 è stata inserita nella Rock and Roll Hall of Fame.
I numeri però scompaiono di fronte alla vastità del patrimonio musicale di cui noi, diretti eredi, potremmo godere per sempre.
Ad iniziare dal suo primo successo Dumb Blonde del 1967 inserito nell’album di debutto Hello, I’m Dolly, fino a The Dollywood Collection del 2025, uscito per celebrare i 40 anni del suo parco a tema, Dolly ha lavorato instancabilmente al servizio della musica country.
Tutti hanno fatto l’impossibile per lavorare con lei a cominciare da Porter Wagoner che l’ha voluta nel suo show televisivo dando vita ad un sodalizio durato 20 anni. Quando poi Dolly sentì la necessità di interrompere la collaborazione con lui lo salutò componendo una delle canzoni più famose al mondo di cui, solo in questi giorni si stanno riscoprendo le origini: I Will Always Love You.
Con Kenny Rogers si è addentrata nelle classifiche pop grazie al brano scritto dai Bee Gees, Islands In The Streams, insieme a Willie Nelson ha pubblicato la dolcissima Everything’s Beautiful.
Insieme a Emmylou Harris e Linda Ronstadt ha dato vita ad un sodalizio straordinario che ha fuso armoniosità, potenza e purezza nell’album Trio. I successivi Trio II e The Complete Trio Collection non sono arrivati ad eguagliare il primo in cui si alternavano momenti di solidarietà femminile – The Pain Of Loving You – a salti avventurosi nel mondo dei vagabondi e treni merci di Jimmy Rodgers – Hobo’s Meditation – per poi invocare dolcezza nella bellissima Wildflowers.
Dolly era rock, era aperta ad ogni tipo di melodia e dopo essere entrata a far parte della Rock and Roll Hall of Fame ha deciso di pubblicare un album che rendesse onore a questa onorificenza: è nato così nel 2023 Rockstar in cui la stella del country duetta con i colossi del rock: Sting, Steve Perry, Kid Rock, Steven Tyler, Paul McCartney, Elton John e persino i Måneskin con una ruvida e appassionata Jolene.
Dolly era bluegrass e con The Grass Is Blue del 1999 si è aggiudicata il Grammy come miglior album bluegrass, era pop ed estremamente glamour come in Rainbow, ma più di tutto era country, perché veniva dalla campagna quella più tosta dei Monti Appalachi dove la musica scaturiva dalla fatica e dalla povertà.
Dolly ha fatto conoscere a tutti la musica country e la sua terra fiera attraverso album bellissimi come White Limozeen e Eagle When She Flies.
Io me la ricorderò sempre in un fugace incontro a Nashville durante il CMA Fest di qualche anno fa: un donnino che nonostante il fisico prorompente rivelava una delicata riservatezza.
Tutte le sue parrucche e i suoi vestiti luccicanti non sono riusciti a coprire il suo grande cuore: lei aveva sempre tempo per i fans, tutti brillavano accanto a Dolly, tutti grazie a lei abbiamo conosciuto la musica country, tutti ora dobbiamo abituarci a parlarne al passato attingendo da quelle più di 2000 canzoni per continuare a vivere nel suo meraviglioso mondo.
Gloria Tubino, fonte TLJ, 2026






