Audrey Auld - Losing Faith cover album

Dalla lontana Australia torna a noi uno dei nomi più promettenti del cantautorato Aussie: Audrey Auld. Il 2000 l’aveva vista debuttare in veste di solista con l’ottimo The Fallen, dopo gli incoraggianti responsi che la nostra aveva guadagnato con il CD accreditato a Bill (Chambers) & Audrey (Auld) intitolato Looking Back To See.
A seguito dei risultati solistici di Audrey, anche Bill ha debuttato come solista con l’altrettanto interessante Sleeping With The Blues, dai suoni fortemente orientati al cantautorato texano. E’ così che, a distanza di quasi tre anni, Audrey prova a bissare il successo di The Fallen.
Impresa quanto mai ardua, visto il livello del CD in questione, ma dopo ripetuti ascolti, dobbiamo ammettere che il risultato non è da meno. Andiamo comunque con ordine.
Losing Faith dura oltre quarantatre minuti e si snoda lungo tredici tracce, che coprono uno spettro musicale quanto mai vasto, ma non per questo dispersivo. Audrey canta con una bella voce, ricca di pathos e di emozione, a volte dolce, altre volte roca, ma mai sopra le righe.
Da segnalare alcuni nomi altisonanti che compaiono a fianco della nostra a prestare le loro doti vocali.

Il cantautore canadese Fred Eaglesmith, titolare di una decina di buoni albums – alcuni eccellenti – e che Audrey aveva già ‘saccheggiato’ sull’album di esordio interpretando con rara maestria la sua Alcohol & Pills dandone una versione strepitosa, appare come guest vocalist in B-Grade Affair, dando prova di possedere una voce molto ‘texana’ (a-la Guy Clark, tanto per intenderci) e strascicata nell’eseguire la delicata ballata acustica composta dalla stessa Audrey, arricchita dal dobro di Bill Chambers.
Mary Gauthier è una cantautrice emergente con tre albums solisti al suo attivo. La sua voce è profondamente ‘sudista’ ed assimilabile a quella di una Lucinda Williams; nel brano Ain’t No Joy (sempre a firma Audrey), Mary fornisce una prestazione vocale di tutto rispetto e ben si inserisce nel tessuto musicale della ballata, sorretta dalla baritone guitar ipnotica del solito Bill Chambers e dalla solista acustica di Scrappy Jud Newcomb.
Terzo ospite/vocalist di riguardo è Kieran Kane, la metà del duo O’Kanes (insieme a Jamie O’Hara) che aveva riscosso un certo successo – anche commerciale – con due albums nella seconda metà degli anni ’80. Sua e di Claudia Scott è Harmony, una delicata ballata che conclude il disco, arricchita dalla sua stessa chitarra acustica e dalla pedal steel guitar di Michel Rose.

A parte You Did, che mi risulta essere una delicata ballata acustica leggermente country-oriented (sarà il dobro di Bill Chambers…) a tutt’oggi inedita nella discografia del suo autore Fred Eaglesmith, il resto della responsabilità di comporre il materiale del CD è tutto a carico della fragile Audrey, che ben ripartisce il fardello fra ballate acustiche, country songs e blues graffianti, il tutto filtrato attraverso la sua sensibilità di cantautrice attenta.
Esempio calzante è l’iniziale title-track, tutto giocato sulla voce di Audrey, mentre Denied è piacevolmente country-oriented ed è superbamente contrappuntata dalla solista acustica di Chris Haigh e dal solito Bill Chambers alle armonie vocali e dobro.
Our Lady Of Sorrows sfugge volutamente ad una catalogazione spesso fine a se stessa e si avvicina invece alla già citata Alcohol & Pills per la sua struttura musicale.

Not Who I Am è il tipico prodotto di una cantautrice, che sa sfruttare appieno la sua femminilità, abbinando le sue doti vocali a quelle di un terzetto di tutto rispetto nelle persone di Kasey Chambers (figlia di Bill e ‘star in her own right’ con un esordio fulminante in Barricades & Brickwalls), Crystal Bailey e Camille Ta Nahu (chi siano costoro proprio lo ignoro).
Doin’ Well è pura country music, con tanto di fiddle e guizzante steel guitar, che la fa da padrona ed altrettanto dicasi per la cadenzata Next Big Nothing, dove si disquisisce della difficoltà di diventare qualcuno nel mondo della country music di Nashville.
Trashin’ Da Blues vuoi la avvicinarsi alle sonorità strascicate tipiche del sound di Lucinda Williams (o Mary Gauthier, se vogliamo) ed ha lo stesso piglio e la stessa grinta, mentre Your Eyes cambia completamente scenario, avvolta dagli arpeggi acustici di Audrey che si esibisce per l’occasione in solitaria: grande performance.
La nostra disamina si conclude con un altro degli episodi ‘grintosi’ del disco: Heartache è elettrica ed aggressiva, con una batteria ben determinata e l’organo che cuce le fila di una ballata con il pelo sullo stomaco.
Anche se è leggermente inferiore a The Fallen, questo Losing Faith la dice lunga sulla voglia di emergere di Audrey Auld e finchè i risultati saranno questi, anche noi avremo più che voglia di ascoltarla. Buon ascolto!

Reckless 4 (Singer Songwriter, 2003)

Dino Della Casa, fonte Country Store n. 70, 2003

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