Bob Dylan

Credo sinceramente di averlo già scritto, l’importanza del compact disc va oltre il discorso della qualità d’ascolto soprattutto quando si parla di ristampa, e questo perché il CD permette di riscoprire e di riavvicinarsi a personaggi e dischi che pur avendo fatto molto per la musica rock o dei dintorni spesso vivono in una sorta di oblio. Con il CD si possono riscoprire piccole o grandi cose e nel caso di Bob Dylan spesso si è di fronte a splendide incisioni, a una musica irripetibile.
Certo il CD toglie fruscii e noie di questo tipo, se poi confrontiamo le edizioni in compact con quelle in vinile ci si accorge della differenza (oltretutto le ristampe in collane economiche su vinile dei dischi di Dylan erano spesso poco più che sufficienti, vista la pessima qualità del vinile usato).

Forse ci si potrà chiedere perché parlare di Dylan su una rivista come Chitarre, specializzata e mirata verso un discorso chitarristico, ma la risposta è facile anche se per alcuni potrà sembrare perlomeno azzardata o folle: Dylan è un chitarrista, lo è sempre stato e per raccogliere una recente dichiarazione di Keith Richards si può dire che è stato un ottimo chitarrista acustico, personale, elegante, ma soprattutto ricco di un senso del tempo che lo ha reso unico. Certo non si parla di un tecnico, di un maestro del fingerpicking o di altre possibilità applicate alla chitarra, ma Dylan rimane oltre ad uno dei compositori più significativi della storia del rock, anche un chitarrista da non sottovalutare.
Si potrà obbiettare che quando si rapporta alla chitarra elettrica non fa altro che suonarla come se fosse un’acustica e questo è indubbiamente vero, però credo che sia giunto il momento di vedere la chitarra non solo come feticcio, ma anche come strumento, come mezzo d’espressione slegato da una logica tecnicistica ossessiva e limitante.

L’uscita del recente Dylan & The Dead ha suscitato piccoli e grandi interrogativi, la critica si è divisa in modo perentorio in due tronconi, c’è stato chi ha esaltato questo live inciso nell’87 e chi ne ha demolito ogni singola traccia, ma su Dylan questo è un atteggiamento abituale ed è per questo che prendendo spunto proprio da Dylan & The Dead voglio proporre un viaggio a ritroso per scoprire quella immensa quantità di musica che la CBS ha quasi totalmente ristampato in CD a prezzo economico.
Non c’è sicuramente un punto di partenza, ma ci sono punti fermi per cui passa il Dylan autore ed il Dylan chitarrista: diceva sempre Richards che Dylan dovrebbe rinunciare a tutta quella gente che lo aiuta nelle incisioni e fare un po’ più da solo ed aggiungeva che secondo lui Dylan dopo Blood On The Tracks non aveva fatto un granché… o meglio diceva che Blood On The Tracks era l’ultima grande cosa incisa da Dylan. La differenza potrà sembrare poca ed invece è abissale, perché dopo quell’album ci sono stati Desire, il grande e da riscoprire Street Legal e poi Infidels, tutte incisioni di grande livello. Certo Blood On The Tracks rimane un punto fermo nella produzione dylaniana, ma ogni artista ha nella sua produzione l’Album con la A maiuscola.

Blood On The Tracks è probabilmente il capolavoro di Dylan e da molte parti in sede critica si tende a questa definizione, è l’album più sentito e più sofferto, è stato inciso due volte e rifiutato e poi reinciso, prendendo cose qua e là, delle versioni precedenti, usando musicisti nuovi; anche chitarristicamente Blood On The Tracks è interessante: l’acustica di Dylan in accordatura aperta, il suo caratteristico, lento e progressivo svolgersi, il sound rauco ‘chiuso’, fanno parte dei brani, sono imprescindibili dallo sviluppo della musica e del testo.
Ma andando più indietro nell’immensa discografia del cantautore, si possono trovare altre gemme come Blonde On Blonde, ristampato in un solo CD, ed è forse ascoltando questa collezione di canzoni di incredibile forza e freschezza che si può capire il genio di Dylan, di un Dylan profondamente radicato negli anni ’60.
Anche se mai nelle sue incisioni con gruppi di musicisti si è potuto definire il ruolo strumentale della chitarra di Dylan, rimane indubbio che una direzione musicale precisa e puntigliosa ha caratterizzato le session, tutte le session fatte da Dylan, e per maggiori informazioni si possono leggere le interviste rilasciate da Robbie Robertson, chitarrista della Band, gruppo che per anni ed anni ha accompagnato Dylan.

Altro passo indietro ed ecco il Dylan acustico che fa tutto da sè: è un altro mondo, siamo in pieno folk revival eppure lui nei primissimi anni ’60 già aveva raccolto l’eredità del folk spostandola in avanti di parecchie miglia e lasciando dietro di sé un vuoto incolmabile: si possono ascoltare Another Side Of Bob Dylan (oggi proposto dalla CBS in confezione unica assieme a Blood On The Tracks a sole 25.000 lire), ed ancora più indietro fino a The Free Wheelin Bob Dylan.
In realtà i percorsi per avvicinarsi a Dylan sono molteplici e non si può parlare solo di uno o due dischi, prendere ad esempio il CD di Slow Train Coming con Mark Knopfler alla chitarra, rimissato digitalmente, potrebbe rappresentare un nuovo punto di partenza per scoprire Dylan e sottolineo il termine ‘scoprire’, perché con troppa facilità oggi si prescinde da lui in discorsi che riguardano l’evoluzione di una particolare zona della musica rock. Si potrà obiettare che lui con il rock non ha avuto molto a che fare, ma in questo caso l’invito è appunto quello di andare a risentire Blonde On Blonde e poi forse se ne potrebbe riparlare.

Il CD serve a far riscoprire ‘vecchie’ cose e Dylan è una di queste, forse la più preziosa ed inquietante, certo dei vari percorsi di cui si parlava, alcuni possono portare a vicoli ciechi e sentieri interrotti, non tutto Dylan è a livelli costanti ed uniformi; anche lui ha avuto periodi musicalmente deboli o meno felici, ma in sintesi, quello che questo articolo su Dylan e sulla ristampa in CD di quasi tutta la sua opera su etichetta CBS voleva promuovere è di ascoltarlo; per alcuni sarà un riascolto, per altri una scoperta, ed è a questi ultimi che questo breve articolo è destinato, perché in un momento abbastanza buio dove il rock non è più trasgressione ma espressione del consenso, riavvicinarsi a Dylan, scoprirlo, è assolutamente indispensabile. Se poi qualche chitarrista storcerà il naso, non fa niente, non si vive di sola tecnica.

P.S.
Esiste in CD anche un cofanetto (3CD) intitolato Biograph, il titolo parla chiaro, la confezione è indispensabile, ma la consiglio a chi già conosce Dylan, perché non è come si potrebbe pensare una semplice antologia, ma una raccolta di brani editi ed inediti di versioni in studio e live, sicuramente uno strumento indispensabile per conoscerlo!

Giuseppe Barbieri, fonte Chitarre n. 39, 1989

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