Brooks & Dunn – Red Dirt Road cover album

Con un’intro tributo a Keith Richards e un sax, che si ascolta qualche momento più tardi, degno del miglior Clarence Clemmons, si apre Red Dirt Road, un album di nuovo country fortemente rockato, grintoso, a tratti aggressivo, confezionato come solo a Nashville sanno fare. La caratteristica della raccolta mi pare sia il bilanciamento tra scelte stilistiche spesso alternative al country mainstream (l’alt.country per intenderci: ieri una tendenza, oggi un vero e proprio filone) e la perfetta macchina nashvilliana.

Molte delle canzoni di Red Dirt Road, in altre parole, potrebbero tranquillamente far parte, per taglio stilistico e tipo di arrangiamento, del repertorio di gruppi alternative o di certi singer-songwriter: artisti di questo tipo, col pretesto di dargli un tocco di ‘vissuto’ avrebbero probabilmente eseguito queste canzoni in maniera sporca, le avrebbero cantate con voce strascicata, sarebbero state di sicuro prive di virtuosismi tecnici in funzione di un sound di gruppo.

Invece la produzione di Kix Brooks e Ronnie Dunn, interessata a soddisfare i gusti di un pubblico più ampio è, al contrario, pulita e perfetta in ogni dettaglio. Sono certo che è proprio in mezzo a queste due estremità che molti troverebbero l’ideale colonna sonora della loro vita.

When We Were Kings, sembra l’undicesima traccia di Lonesome Jubilee di John Mellecamp, mentre She Was Born To Run una canzone di Russell Smith, You Can’t Take The Honky Tonk Out Of The Girl un’escursione nel country da parte degli Stones. Il resto è honky tonk, country, pop, rock…

La squadra dei session men sbalordisce, per numero di elementi e qualità, così come le prove canore dei titolari, quanto di meglio si possa chiedere, voci mature e ricche d’esperienza, cariche di un’energia tale da non lasciare minimamente intendere che appartengano ad artisti con un bel mezzo secolo di vita sulle spalle.

Arista 67070 (New Country, 2003)

Maurizio Faulisi, fonte Country Store n. 69, 2003

Ascolta l’album ora

Link amici