Nick Mantoan – Grow Up cover album

Quello di Nick Mantoan è un lungo ed articolato percorso che lo ha via via avvicinato ai suoni acustici legati a country e folk, partendo da un profondo amore per il rock’n’roll che ne ha contraddistinto esordi e anni di esibizioni live in Italia e un po’ in tutta Europa.
Grow Up segna una compiuta maturazione come eccellente chitarrista, come cantante dalla voce calda e persuasiva al servizio di un repertorio vincente fatto si di azzeccate cover ma soprattutto di originali dal grande peso poetico.
E’ per il musicista di Ivrea un album che ha solidamente curato sia come produzione sia come lavoro di incisione e l’apporto di un numeroso stuolo di ottimi artisti riesce ad essere sempre essenziale e mai eccessivo, definendo i particolari e mantenendo suoni che risultano assolutamente vincenti.

Le chitarre ispiratissime di Beppe Gambetta, di Alex ‘Kid’ Gariazzo e di Maurizio Verna si aggiungono a quella di un Nick Mantoan la cui tecnica è senza dubbio sopraffina e il cui gusto è parimenti notevole mentre ospite d’eccezione è sicuramente Lowell ‘Banana’ Levinger, personaggio culto protagonista della scena musicale americana sin dagli anni sessanta come co-fondatore degli Youngbloods con Jesse Colin Young e poi segnando un affascinante viaggio musicale tra blues, folk e bluegrass che continua tuttora.
L’album si apre e si chiude con due cover che nelle mani di Nick Mantoan mantengono fascino e purezza nonostante siano state riprese da decine di musicisti: Senor (Tales Of Yankee Power) è l’indimenticabile melodia del Dylan di Street Legal e We Shall Overcome il potente inno di una lotta sociale e politica che non ha mai smesso di coinvolgere generazioni e generazioni, mentre quasi in mezzo alla selezione di questo Grow Up c’è una sempre magnifica Down To The River To Pray ‘a cappella’ che molti ricorderanno inserita nel film e nella colonna sonora di Fratello, Dove Sei.

Menzione particolare per bellezza ed intensità sono gli originali scritti da Nick Mantoan, segno inequivocabile di passione, rispetto per la tradizione e genuinità, con Grow dalle deliziose movenze quasi irlandesi e l’accordion di Roberto Bongianino a segnare la melodia, con il purissimo pickin’ che contraddistingue The Ride che rimanda all’indimenticato Tony Rice e con una gustosissima Ragtime Daddy che ci porta indietro nel tempo ad una meravigliosa New Orleans grazie anche ad un quartetto di fiati che merita di essere citato per la bontà e il gusto infusi da Matteo Zoppo al clarinetto, da Igor Vigna alla tromba, da Sergio Vigna al trombone e da Mattia Cordero alla tuba.

E non è naturalmente tutto, con la soffice e suadente Here For Me che segna una vera oasi di dolcezza, con Bucked Off introdotta dal banjo di Marco Ferretti che si muove tra old-time e bluegrass, con The Bride i cui cenni folk-blues sono decisamente interessanti, con l’armonica di Tom Newton ad accompagnare Nick Mantoan nella solida melodia di By The Campire e con The Anchor dalle movenze descrittive e quasi cinematografiche, vincente per struttura e sviluppo. Degnissima conferma di una qualità complessiva veramente ottima e che sperabilmente segna una via a cui non possiamo che augurare fortuna e continuità.

Autoprodotto (Folk, New Acoustic Music, 2025)

Remo Ricaldone, fonte TLJ, 2026

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