Doc Watson – At Gerdes Folk City cover album

L’uscita di Down South, diciannovesimo LP nella discografia solista di Arthel ‘Doc’ Watson (chitarrista della North Carolina, classe 1923, cieco dalla nascita, padre carismatico di almeno due generazioni di flat-pickers, compresi figli legittimi quali Norman Blake, Tony Rice e Clarence White), ci offre lo spunto per una rapida analisi della sua più recente produzione, dei suoi orientamenti, dei risultati fin qui ottenuti. Il periodo oggetto del nostro esame contempla l’ultimo decennio, tralasciando gli anni della ‘scoperta’ (le collaborazioni con il banjoista tradizionale Clarence ‘Tom’ Ashley, 1960-1962), gli albums incisi per l’etichetta Vanguard (tutti rigorosamente acustici, eccetto Good Deal In Nashville, quasi tutti dei capolavori, con il doppio live On Stage opera per il momento insuperata) e per la Poppy (3 LPs con parecchi brani in comune ed oggi pressoché introvabili).
La discografia qui pubblicata, a mio giudizio praticamente completa, potrà essere di valido aiuto ai lettori desiderosi di approfondire la conoscenza del musicista e dell’uomo. L’asterisco sta ad indicare i lavori più significativi e decisamente imperdibili.
Confesso che dai tempi di Memories (1975) ogni nuovo disco di Doc Watson, accolto comunque a braccia aperte, è riuscito a farmi sperimentare tutta una vasta gamma di emozioni: dalla gioia alla tristezza, dalla sorpresa al disappunto, dall’insofferenza all’indifferenza, alla completa apatia. Un’esperienza emozionale simile credo sia capitata a tutti coloro che hanno una certa dimestichezza con le ultime opere dell’artista. Le ragioni sono sostanzialmente due: l’aver allargato in modo esagerato ed incontrollato un tipo di repertorio, all’inizio solido e genuinamente tradizionale, a qualsiasi motivo popolare e commerciale del momento senza discriminazioni di sorta; l’aver inserito una componente ritmica – basso elettrico e percussioni varie – che risulta del tutto gratuita se non dannosa alla musica in questione.

Chiunque con un minimo di esperienza ed orecchio può facilmente rilevare che un brano qualunque di Watson è del tutto autosufficiente, non avendo bisogno di interventi esterni per quanto riguarda tempi, ritmo e grinta, e che un repertorio tradizionale nato in North Carolina è in grado da solo di equipaggiare agevolmente due dozzine di artisti per l’intera durata della carriera.
Inoltre, poiché Watson è sempre stato un eccezionale esecutore-arrangiatore e mai un compositore, il suo campo d’azione al di fuori della musica delle sue radici si è ridotto e si riduce ad interpretare brani altrui. L’operazione riesce alla perfezione quando le scelte cadono su songwriters a lui vicini per spirito, origini e cultura; appare invece il più delle volte deludente allorché l’attenzione è rivolta ad autori moderni e contemporanei, magari urbani.
Se Ballads From Deep Gap (1971) concludeva la parabola ‘acustica’ del chitarrista, con caute aperture verso nuovi filoni e nuove tematiche, Memories era l’apice di quella ‘semi acustica’: un doppio album contenente brani, disposti in modo logico con coerenza invidiabile, che vanno dall’interpretazione per sola voce e banjo all’ausilio di una vera e propria band (bluegrass o addirittura rock-blues) affiatatissima ed efficacissima. Poi una serie interminabile di albums di routine e financo banali, concepiti per un pubblico ben più vasto dei soliti fedelissimi della prima ora, rivolti ad una platea di beoni della chitarra flat-picking, farciti di arrangiamenti pomposi, sovraccarichi ed allucinati, col solo scopo di vendere un prodotto spesso scadente grazie al nome altisonante della prima donna in cartellone.

Dischi come Doc & The Boys e Look Away (incisi ancora per l’etichetta United Artists ormai nelle spire della bancarotta), Red Rocking Chair e Guitar Album (per l’indipendente Flying Fish) e Reflections, poco più di una conversazione telefonica zeppa di convenevoli con il chitarrista Chet Atkins, in USA e non solo là, hanno riscosso un successo di pubblico notevole e recensioni entusiastiche da parte di critici e dee-jay a parer mio non sempre in buona fede.
A me i suddetti LPs hanno regalato lunghe meditazioni notturne e considerazioni sulla precarietà della vita umana, sulle metamorfosi kafkiane dell’arte, sulla totale imbecillità dell’acquirente medio del genere ‘country’ e hanno fatto sorgere una domanda tanto spontanea quanto innocente: come è possibile prendere sul serio lavori così scialbi, uno la copia carbone dell’altro, privi di una benché minima vena ispirativa, tutti perfettamente inutili? Di quel tempo si possono salvare forse Lonesome Road, un timido tentativo di ripetere l’exploit di Memories senza riuscirvi appieno, e Live & Pickin’, un collage di brani dal vivo che mostra ancora una volta l’impatto emotivo col pubblico creato magicamente da Watson nei suoi concerti. E veniamo ai nostri giorni.

Durante l’anno in corso tra albums ufficiali, antologie, ristampe nipponiche, registrazioni tolte dal cassetto dopo un letargo di vent’anni, siamo a quota sette e buon ultima ci arriva la fresca incisione per la Sugar Hill.
Down South (SH-3742), firmato a due mani da Doc e dal figlio Merle, presenta qualche novità rispetto alla produzione recente e, senza essere troppo ottimisti, potrebbe gettare le basi per scelte future più sensate ed oneste da parte dei due chitarristi. Innanzitutto il repertorio comprende brani per la più parte tradizionali con particolare riguardo alla musica della terra d’origine e degli Appalachi in generale e corteggiamenti a musicisti senza dubbio influenti (una ballata Child, due classiche versioni pescate nella discografia di Charlie Poole, un fiddle-tune ed un gospel immortali, composizioni popolari tra le due guerre). La strumentazione, pur concedendo ancora spazio a gregari del calibro di Sam Bush (fiddle) e a ben due bassisti elettrici (il solito T. Michael Coleman e Buddy Davis), pesa per buona misura sulla famiglia Watson.
Il risultato è di tutto rilievo. Eccellenti mi sembrano le riedizioni di Slidin’ Delta (una delle più belle canzoni di Mississippi John Hurt dalle possibilità di adattamento musicale infinite), del gospel What A Friend We Have In Jesus (voce senza accompagnamento alcuno), di Solid Gone (un duplice omaggio alla White House Blues di Poole e a Cannonball Blues della Carter Family) e della discinta Twin Sisters, in veste solo strumentale.
Merle Watson si prende a ragione la sua razione di applausi per il costante lavoro alla 6 corde (solista e ritmica) e per il magnifico assolo di slide in Hello Stranger; sarebbe anzi auspicabile che Merle si togliesse quanto prima dall’ombra del padre per camminare in completa libertà su una via tracciata in anni di semplice, anche se onorevole, comparsa.
L’unico punto oscuro dell’album è la title-track che rappresenta il prototipo di quel country & western ad un tempo progressivo ed insignificante verso cui Watson ha fin troppo ammiccato nei lavori precedenti coi risultati che sappiamo: un unico neo che certo non invalida un’opera con tutti i requisiti per un ritorno alle origini e per la riscossa di un grande musicista.

Discografia:
Albums solisti o con Merle Watson
-Intermedia QS-5031, 1960, Out In The Country
-Vanguard VSD-79152, 1964, Doc Watson*
-Vanguard VSD-79170, 1965, Doc Watson & Son*
-Vanguard VSD-79213, 1966, Southbound
-Vanguard VSD-79239, 1967, Home Again!*
-Vanguard VSD-79276, 1968, Good Deal In Nashville
-Vanguard VSD-9/10, 1970, Doc Watson On Stage (2 LPs)*
-Vanguard VSD-6576, 1971, Ballads From Deep Gap*
-Poppy PYS-5703, 1972, Elementary Doctor Watson!*
-Poppy LA-022-E, 1973, Then & Now
-Poppy LA-210-G, 1974, Two Days In November
-United Artists LA423-H2, 1975, Doc Watson Memories (2 LPs) *
-United Artists LA601-G, 1976, Doc & The Boys
-United Artists LA725-G, 1977, Lonesome Road*
-United Artists LA887-H, 1978, Look Away!
-United Artists UÀ LA943-H, 1979, Live & Pickin’*
-Flying Fish FF-252, 1981, Red Rocking Chair
-Flying Fish FF-301, 1983, Guitar Album
-Sugar Hill SH-3742, 1984, Down South*

Partecipazioni e collaborazioni
-Folkways FA-2355, 1960, Various Artists, Old Time Music At Clarence Ashley, VoL. 1*
-Folkways FA-2359, 1961-62, Various Artists, Old Time Music At Clarence Ashley, Vol. 2*
-Folkways FA-2366, 1963, Various Artists, The Watson Family
-Vanguard VSD-79146, 1963, Various Artists, Country Music & Bluegrass At Newport, 1963
-Vanguard VSD-79147, 1963, Various Artists, Old Time Music At Newport, 1963
-Folkways FA-2426, 1963, Jean Ritchie & Doc Watson, At Folk City
-Vanguard VSD-79182, 1964, Various Artists, Traditional Music At Newport, Part 1
-Vanguard VSD-79186, 1964, Various Artists, Newport Folk Festival 1964, Evening Concerts
-Folkways FA-2390, 1964, Various Artists, Friends Of Old Time Music
-Folkways FA-2370, 1964, Roger Sprung, Progressive Bluegrass, 1
-Topic 12TS336 (Inghilterra), 1964-65, Various Artists, The Watson Family Tradition* (•)
-Columbia CS-2643, 1966, Lester Flatt & Earl Scruggs, Strictly Instrumental (••)
-Vanguard VSD-107/108, 1967, Watson-Price-Howard, Old Time Concert (2 LPs) *
-Columbia C 30584, 1970, Earl Scruggs His Family & Friends
-United Artists UAS-9801, 1972, Various Artists, Will The Circle Be Unbroken (3 LPs) *
-Reprise MS-2194, 1974, Maria Muldaur, Waitress In A Donut Shop
-United Artists UA-LA670, 1976, Nitty Gritty Dirt Band Dirt, Silver & Gold (3 LPs)
-Sire SA-7527, 1977, Earl Scruggs, Banjoman – The Original Soundtrack
-Flying Fish FF-048, 1977, Gove Scrivenor, Shady Gove
-United Artists LA910-H, 1979, Various Artists, Convoy – The Original Soundtrack
-Flying Fish FF-224, 1980, Various Artists, Tellulive
-RCA AHL1-3701, 1980 Chet Atkins & Doc Watson, Reflections
-Bay 215, 1980, Mitch Greenhill & Mayne Smith, Storm Coming
-Sugar Hill SH-3726, 1982, Marty Stuart, Busy Bee Cafe
-Flying Fish FF-294, 1983, Dakota Dave Hull, Hull’s Victory
-Flying Fish FF-328, 1984, Smith Sisters, Bluebird
-Varése 81229, 1984, Doc Watson, Merle Watson and the Texas Playboy, Places In The Heart – The Original Soundtrack

(•) Edizioni USA: Rounder 0129 e AG-3305 Bluegrass At Its Best
(••) Ristampato come Columbia CS 9443

Antologie
-Vanguard VSD-45/46, Doc Watson, The Essential Doc Watson (2 LPs)
-King GXF 6028 (Giappone), Doc Watson, Hot Guitar*
-Vanguard VSD-17/18 Various Artists, Greatest Folksingers Of The Sixties (2 LPs)
-RCA NL-45104 (Italia), Various Artists, Country Fame
-United Artists 00000, Doc & Merle Watson, Bottle Of Wine (promo album)

Bootlegs
-Fly-by-Night FBN-210, 1963, Bill Monroe & Doc Watson, Bill & Doc Sing Country Songs
-Boilish 5.PM 02/970 (Italia), 1976, Various Artists, Live In Atlanta: October 1976 (2 LPs)
II primo, rarissimo, comprende registrazioni eseguite al teatro Ash Grove (Los Angeles), al festival folk di Monterey, e una field-recording inedita della band di Clarence Ashley con Watson, Fred Price e Clint Howard. Sul secondo, un disco illegale di produzione italiana e di qualità scadente, appaiono due titoli dal vivo (Salty Dog Blues e T For Texas) eseguiti da Doc e Merle Watson all’Electric Ballroom di Atlanta il 16 ottobre 1976.

Pierangelo Valenti, fonte Hi, Folks! n. 9, 1984

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