Marcia Ball – Blue House cover album

Cinque anni sono passati da Gatorhythms, l’ultima prova solista, intervallata dall’apparizione in trio con le altre due regine del Texas-blues, LouAnn Burton e Angela Strehli, in Dreams Come True. Incredibile, ma vero, Blue House, incurante delle barriere temporali, ci riconsegna Marcia al meglio delle sue possibilità espressive alle prese con un eterogeneo repertorio sempre ispirato alla musica nera.
Questa longilinea cantante-pianista, autrice e multistrumentista, è una musicista vera, che ha passato gli ultimi vent’anni ‘on the road’. Migliaia di concerti l’hanno forgiata e, rispettosa del pubblico che la segue, cerca in continuazione di evolversi per offrire un’ampia varietà di musica al pubblico.

Come nei precedenti lavori per la Rounder, la Ball ci offre nel suo nuovo lavoro un saggio della sua abilità nell’affrontare i generi più diversi. Blues certo, ma anche molta soul-music, New Orleans rhythm & blues, rock & roll e zydeco. Un’anima nera in un corpo bianco, che novità!
Ma Marcia Ball possiede lo spirito della musica nera che trasuda non solo dalla sua voce, sempre più possente e matura, ma anche dal pianismo, sempre più sintonizzato sullo stile di Professor Longhair e dei suoi epigoni della Louisiana, dalla classica scrittura di una autrice che sembra aver trovato la formula degli hits dei Sixties delle vocalists blues-soul.
Accompagnata dalla sua abituale sezione ritmica e dalla chitarra di Steve Williams e dal sax di Paul Klemperer, che completano un’affiatatissima band sostenuta dai fiati dell’onnipresente Mark Kazanoff e dalle percussioni di John Treanor, la Ball firma il suo lavoro più intenso, sentito e vibrante.

Blues House si distingue dalla pur eccellente produzione di questa cantante ed autrice proprio grazie alla sempre maggior personalità di Marcia in grado di offrire non solo un repertorio vario ed originale ma anche di essere sempre più personale ed intensa in ogni interpretazione.
Strumentista eccellente, oltre al piano la possiamo ascoltare anche all’Hammond B3 ed all’accordion, la Ball non ha una sola caduta di tono o di gusto in un lungo compact che si divide tra blues e R & B, rock e ballads.
Alcune di queste sono magistrali, sontuose nell’abbinamento Hammond-piano, e più di una volta lasciano il segno: That’s What I Get, Why Do I e la malinconica One Of A Kind. Nonostante la scatenata cover di Fingernails, Joe Ely, che sembra scritta apposta per lei, le atmosfere di southern-music che prevalgono sono quelle della Louisiana.
La Ball, regina Texarkana, le onora e ci onora riproponendole.

Rounder CD 3131 (Blues, 1994)

Franco Ratti, fonte Out Of Time n. 6, 1994