New Lost City Ramblers

Parlare dei New Lost City Ramblers senza inserirli nel contesto della scena musicale americana degli anni ’50 non permette di comprenderne l’esistenza stessa, le scelte, la coerenza, il successo. Vediamo allora quali precedenti hanno portato al fenomeno Ramblers.

Il ‘Folk Revival’, un movimento di riscoperta delle tradizioni musicali popolari, nasce in America negli anni ’30, dal New Deal rooseveltiano, ma giunge al suo apice alle soglie degli anni ’60. Alla base ci furono da una parte lo sviluppo urbano-intellettuale dato alle ricerche etnomusicologiche nel periodo a cavallo degli anni ’30, dall’altro la situazione politico-sindacale che si era andata delineando durante la Grande Depressione.

E’ con John Lomax (con la collaborazione del figlio Alan), curatore dal 1933 dell”Archive of American Folk Song’ presso la Library of Congress di Washington, che veniva iniziata una sistematica raccolta sul campo della musica popolare del Sud. Questo lavoro consentiva di scoprire tutta una cultura fino a quel momento ignorata e riconosceva al mondo popolare autonomia culturale ed un valore non ‘archeologico’ ma attuale.

Nel secondo dopoguerra il maccartismo si accanì, tra gli altri, anche contro i musicisti del folk revival che si servivano del materiale popolare come elemento di divulgazione e di provocazione politica, contribuendo all’accelerazione del processo di diversificazione tra gli interpreti autenticamente popolari ed i loro esegeti da una parte, ed i folk-singers urbani dall’altra.

In questo clima la Folkways pubblicò, nel 1952, i tre volumi della Anthology Of American Fok Music, una selezione delle registrazioni commerciali della musica rurale bianca e nera effettuate tra il ’27 ed il ’33, ricavate dalla gigantesca collezione discografica di Harry Smith; e sulla scia di questa, poi, le ristampe dei vecchi 78 giri degli anni ’20 e ’30.

C’erano dunque i presupposti per un grosso rilancio della folk-music. E nel 1958, l’anno del successo nazionale di Tom Dooley, versione ripulita e sofisticata di una vecchia ballata del sud incisa dal Kingston Trio, cominciava a muovere ì primi passi un trio che nel corso di una ventennale carriera avrebbe sfornato un numero impressionante di LP: i New Lost City Ramblers.

La lunga introduzione era necessaria per inquadrare le premesse dalle quali prese le mosse un gruppo dalla lunga e fortunata attività musicale e di ricerca. I Ramblers, vale a dire Mike Seeger (fratellastro di Pete), John Cohen e Tom Paley (sostituito nel 1963 da Tracy Schwarz), basarono inizialmente le proprie incisioni sull’ascolto della musica hillbilly registrata negli anni ’20 e ’30, per poi espandersi alla musica elaborata nelle comunità nate a seguito delle emigrazioni dal sud alle grandi città industriali del nord nell’era dell’industrializzazione ed a proprie registrazioni sul campo.

Il lavoro di John Lomax trovava dunque degli attivi continuatori. La musica dei Ramblers riflette dunque differenti esperienze: parte da quelle contadine e locali delle comunità del sud-est appalachiano per aprirsi a quelle degli emigranti del ‘dust bowl’ diretti verso la California ed a quelli indirizzati verso le industrie automobilistiche di Detroit.

Si tratta anche della documentazione del passaggio da una musica autenticamente popolare, di tradizione orale, alla musica di autore, ancorché di estrazione ‘popolare’, per quel che tale attributo poteva ancora significare negli anni ’40. E’ la documentazione della nascita della musica country moderna attraverso l’urbanizzazione degli hillbillies, l’integrazione tra città e campagna, l’incontro tra tradizione e mass-media. E’ la documentazione di un periodo di grande sperimentazione all’interno della musica tradizionale: introduzione di nuove tecniche strumentali, influenza della musica dei Neri, della radio, dei dischi.

La strada scelta dal gruppo per riproporre la musica del sud fu il ricalco stilistico piuttosto che la reinterpretazione, una scelta alla quale Mike Seeger, oggi sessantenne ed in piena attività come allora, si richiama tutt’oggi.

La validità della scelta ha trovato due conferme. Ha consentito a tanti di dedicarsi alla riscoperta della old-time music partendo dai dischi dei Ramblers per poi giungere alle registrazioni originarie, d’epoca, sicuramente più difficili, al primo ascolto, delle copie realizzate da musicisti urbani e colti. Ha consentito ad aspiranti musicisti old-timers di avere un approccio con un ampio spettro di tecniche strumentali rurali tradizionali, fuori della portata dei ‘cittadini’ perlomeno fino al boom del revival della old-time music degli anni ’70.

Coerentemente con l’impostazione del proprio lavoro, i Ramblers hanno adottato tecniche strumentali simili a quelle degli anni ’20 e ’30, senza mai eccedere in virtuosismi e cercando anche un ‘suono’ d’epoca. Tutti sono multistrumentisti, e se la cavano bene o male con banjo, fiddle, chitarra, autoharp, dulcimer; la possibilità di variare l’organico strumentale del trio ha consentito al sound dei Ramblers di non sclerotizzarsi. La scelta, mai rinnegata, di fare riferimento costante a quella che poi sarebbe stata definita ‘Old-Time Music’, fa sì che le incisioni dei Ramblers non siano databili: la loro musica è senza tempo, fuori dalle mode, eseguita sempre con la stessa carica, entusiasmo, rigore.

Provare, per credere, ad ascoltare The New Lost City Ramblers (Folkways FA 2396 – 1961) e 20 Years Concert Performances (Flying Fish 102 – 1978). Le divagazioni nel repertorio bluegrass delle origini (gli anni ’40) sono episodiche e comunque affrontate con lo stesso spirito con cui i Ramblers hanno affrontato il repertorio degli anni della commercializzazione della country music.

Nel corso degli anni ’60 i Ramblers ebbero il merito di proporre al pubblico cittadino non solo la musica del sud ma anche i suoi interpreti originali. Si sono esibiti con Tom Ashley (banjoista, inserito nella raccolta di Harry Smith e ripescato dall’oblio), gli Stanley Brothers, Maybelle Carter (superstite della originaria Carter Family), Elizabeth Cotten (un riferimento per future schiere di finger-pickers), Dock Boggs (ex-minatore e banjoista virginiano, dallo stile influenzato dal blues dei lavoratori neri con i quali era stato a contatto nelle miniere), i Balfa Brothers (i primi autentici musicisti cajuns ad essere proposti al grande pubblico), Roscoe Holcomb ed altri ancora.

Gli anni ’70 videro una progressiva diminuzione dell’attività del gruppo, causata forse da una certa stanchezza, mancanza di stimoli, bisogno di nuove esperienze.

John Cohen, del quale ricordiamo il ruolo nella Putnam String County Band (che eseguiva musica tradizionale e non), si dedicò tra le altre cose alla produzione di film sulla musica tradizionale.

Tracy Schwarz, tra sporadiche performances ed il lavoro nella propria fattoria, si dedicò allo studio della musica cajun.

Mike Seeger è ancora oggi un richiesto ed inesauribile interprete della tradizione del sud, curatore di registrazioni sul campo e video, insegnante di tecniche strumentali.

Nello stile della Folkways ed in accordo con l’impostazione di tutto il lavoro del gruppo, la produzione discografica dei New Lost City Ramblers non è solo musica da ascoltare ma musica da studiare e scoprire in tutti i suoi aspetti. Ogni disco è accompagnato da diffuse note che offrono spunti di interesse su aspetti storico-culturali della old-time country music, sugli interpreti originari, sulle tecniche strumentali (accordature particolari di banjo e fiddle ed altro); per ogni brano sono riportati gli esecutori e gli strumenti utilizzati, talvolta ì dati discografici riferiti ai vecchi 78 giri usati come modello.

La produzione discografica dei Ramblers è copiosa e non ha molto senso riportarla integralmente, anche perché per essere esaustiva dovrebbe comprendere tutte le incisioni contenute in dischi-raccolta, quelle inserite in dischi realizzati per festival, le partecipazioni a dischi di altri musicisti.

Escluso il già citato disco del ventennale (20 Years Concert Performances, Flying Fish 102 – 1978), tutta la produzione importante dei Ramblers è Folkways.

Personalmente consiglierei Songs From Depression (Folkways FA 5264 -1960) e The New Lost City Ramblers Vol. 1, 2, e 5 (Folkways FA 2395/6/9 – 1961 ), nella formazione con Tom Paley; Instrumentals (Folkways Records – Le Chant du Monde FWX M 52492) e Gone To The Country (Folkways FA 2491 – 1963) nella formazione con Tracy Schwarz.

E’ senza enfasi né retorica che si può concludere che i New Lost City Ramblers hanno costituito per gli americani la memoria vivente di una parte della propria cultura.

Mariano De Simone, fonte Country Store n. 29, 1995