John Fahey picture

Tutto cominciò nel 1959 quando vennero stampate 100 copie di Blind Joe Death, un disco di sola chitarra acustica in cui si poteva ascoltare, in brani equamente divisi, un giovane ventenne e, a detta delle note di copertina, un vecchio blues-singer che si cimentavano a turno in una serie di brani che spaziavano principalmente tra il blues e il folklore nordamericano.
Chi ascoltò il disco, e fra loro alcuni esperti nel settore, sottolinearono la novità e la bellezza delle incisioni, in particolar modo la performance del vecchio negro. In realtà era tutto uno scherzo: Blind Joe Death era una creatura inventata da John Fahey che la accompagnerà per tutta la sua carriera diventandone il suo alter ego.
Inizia così l’avventura musicale di Fahey che con alti e bassi dura da trent’anni e che ha come denominatore comune la chitarra acustica; ma a ben vedere la sua bravura non è chitarristica, ma compositiva in quanto egli non è un virtuoso, nell’accezione comunemente usata del termine, ma esprime la propria convinzione musicale sullo strumento in modo autonomo, coerente ed originale. Paradossalmente Fahey avrebbe potuto essere un pianista, un sassofonista ecc., ma la sua peculiarità non sarebbe cambiata.
Innanzi tutto, come vedremo meglio in seguito, le influenze musicali di Fahey sono eterogenee: in primo luogo il blues delle origini, poi la musica popolare, la musica colta in senso lato, il dixieland e così via e da questo calderone spunta la sua chitarra che tutto plasma e reinventa per estrarre nuovi succhi e proposte.

La sua tecnica sullo strumento è fondamentalmente ‘classica’ nel senso che egli si basa essenzialmente sull’interpretazione del brano curandone soprattutto l’aspetto melodico, la particolarità sonora e la struttura dell’insieme.
Non troveremo mai nei suoi pezzi pura ginnastica, frutto di estenuanti scale, ma la grazia, il colore la nota e il tocco personale, prerogativa di ogni vero strumentista.
La ‘classicità’ di Fahey la scopriamo anche nella struttura dei brani che si muovono sostanzialmente in tre direzioni: alcuni seguono essenzialmente la stessa linea melodica su cui vengono costruite nuove frasi strettamente legate alla melodia ad ogni variazione; altri si rompono da una struttura A in un nuovo brano B, a volte anche in tonalità diversa, per ritornare al tema iniziale A e soprattutto in altri ancora, più lunghi ed articolati, la costruzione diventa tipicamente concertistica.
Non solo ma traspare in diverse occasioni quella che nel periodo romantico veniva chiamata ‘musica a programma’, cioè creare delle sensazioni descrittive attraverso l’uso emozionale della partituta; sono molti infatti i brani di Fahey, da lui stesso illustrati nelle note di copertina, che vogliono determinare un certo evento o ricordare situazioni reali.
Tra le influenze musicali di Fahey il blues è senz’altro quello che lo colpì ed interessò maggiormente, infatti ancora prima di trasferirsi nella West Coast dell’originario Maryland e prima ancora del boom del blues revival intraprese diversi viaggi nel sud cercando dei vecchi 78 giri con le incisioni dei primi cantanti rurali. Non solo, ma si deve a lui, assieme all’amico Ed Denson, la riscoperta di Bukka White nel 1963 e quella di Skip James, rintracciato mentre era ricoverato nell’ospedale di Tunica.

Nel 1970 inoltre viene pubblicata per lo Studio Vista di Londra la sua tesi in musicologia scritta nel 1966, relativa a Charlie Patton, dove viene descritta ed analizzata con competenza e con un taglio prettamente scientifico la musica del cantante di colore e dello stile del Delta.
Pur con questa passione Fahey non entra nel novero del blues revival ma ne rimane staccato, come lo è stato per il folk revivaj perché diverse sono le sue concezioni stilistiche. L’approccio al blues del chitarrista è essenzialmente intellettuale e colto, al di là dei facili entusiasmi e della anedottica.
Basta sfogliare il libretto di accompagnamento alla prima ristampa di Blind Joe Death per accorgersi dell’ironia ed insieme dell’accuratezza dei dati che si danno per giustificare la vita dell’immaginario blues-singer: verità e finzione si accompagnano fino a confondersi. Lampante è la presunta discografia di Blind Joe Death che s’immagina abbia partecipato ad una seduta d’incisione, vera, di Kid Baley e Barbecue Bob con tanto di data, matrice, luogo di registrazione e così via. Questo vezzo lo troviamo nei titoli di alcuni brani come Joe Kirby Blues (Joe Kirby era il proprietario di una piantagione di cotone in cui aveva suonato Charlie Patton), oppure l’inserimento della registrazione di Quill Blues di Big Boy Cleveland in The Singing Bridge Of Memphis Tennessee o ancora in Poor Boy quando la chitarra s’interrompe dopo poche battute per far tacere l’abbaiare di un cane che vorrebbe ricordare i cani sguinzagliati dalle guardie carcerarie alla ricerca degli evasi; e gli esempi potrebbero continuare …
La chitarra di Fahey scandaglia il blues in tutte le sue forme rimanendo però costantemente ‘bianca’ cercando di utilizzare i mezzi espressivi della musica nera come background culturale per ricostruire e proporre un nuovo modo di intendere la cultura e il mito afroamericano.
I suoi primi quattro dischi (Blind Joe Death, Death Chants, Breakdowns And Military Waltzes, Dance Of Death And Other Plantation Favorites, The Transfiguration Of Blind Joe Death) sono dei gioielli acustici in cui si intravedono e si riconoscono diverse influenze musicali arricchite da idee e spunti musicali originali e talvolta geniali.

Negli album troviamo sorprendenti rivisitazioni blues e folk, ma è soprattutto nelle composizioni originali come in On The Sunny Side Of The Ocean, The Trascendental Waterfall e When The Springtime Comes Again che viene fuori l’anima di Fahey con melodie e tessuti sonori incantevoli mentre What The Sun Said e Dance Of Death anticipano le lunghe suite chitarristiche degli album successivi.
Già in queste prime incisioni si ascoltano i tratti essenziali dello stile di Fahey: un arpeggio essenziale e vario, una precisa padronanza del bottleneck, una purezza stilistica e una fluidità nell’esecuzione che rendono i pezzi delle pagine compiute e raffinate.
Se in questi primi microsolchi la sua produzione è varia ed eterogenea, con i successivi dischi egli elabora nuovi e diversi materiali spaziando fra generi disparati. Nel 1964 esce The Great San Bernardino Parthy che, assieme ai seguenti America (1971 ) e Fare Forward Voyagers (1973), vede la chitarra solo impegnata in lunghe suite concertistiche alla ricerca di nuove angolazioni sonore che diano allo strumento una possibilità di spaziare in un campo più sinfonico orchestrale.
In Requia del 1967 troviamo nella seconda facciata Requiem For Molly una lunga elaborazione di musica concreta con una chitarra che fraseggia sopra un collage in cui viene riassunta la cultura musicale nord-americana.
Esempi di chitarra contemporanea li incontriamo nell’affascinante e denso The Yellow Princess dove Fahey sembra dimenticare la tradizione per offrirci linee melodiche e microcosmi sonori inappagabili nel brano omonimo, in Lion o in Irish Setter che superavano già nettamente il confine fra acustico uguale folklore o popolare che già era presente nel precedente Days Have Gone By.
I dischi natalizi sono un evento normale per la tradizione anglosassone; ogni anno cantanti e gruppi famosi e non, escono con la loro interpretazione di carols. Anche Fahey pubblica per il natale del 1968 The New Possibility a cui fa seguire altre quattro incisioni nel corso degli anni.

Nei lavori, soprattutto nei primi, ci si accorge subito che non si tratta di una ripetizione più o meno moderna del brano natalizio, ma si cade in un’altra operazione intellettuale. Fahey, che tra l’altro si è anche laureato in filosofia e in storia delle religioni, elabora in modo tale i pezzi che nelle sue mani perdono la parvenza di canzoni e vengono riportate alia luce con la loro drammaticità e rigore ideologico. A questo proposito basta ascoltare la lunga Christmas Fantasy o la lirica Holy Night eseguita con un bottleneck da brivido.
Di diverso genere sono Of Rivers And Relìgion, After The Ball, e Old Fashioned Love accreditati a John Fahey e la sua orchestra.
L’operazione si presenta come un recupero sempre del mito musicale americano in cui, oltre a brani di chitarra sola, appare un’orchestra in pieno stile dixieland.
I tre dischi, pur se abbastanza omogenei, si discostano nelle intenzioni comprensibili anche dalle eloquenti copertine che servono da perfetta introduzione al lavoro.
In Of Rivers And Religion una vecchia fotografia d’epoca ci introduce in un universo sonoro denso e alcune volte concettuale atto a rivisitare la tradizione del profondo Sud, mentre After The Ball, con due ballerini-figure in posa ironica, è un disco più sbarazzino e vivace che strizza l’occhio a Tin Pan Alley e alle canzoni popolari.
Ancora diverso è lo smagliante Old Fashioned Love che ad una facciata intensa ed emotiva in compagnia del chitarrista Woody Man, fa da contraltare una seconda in cui l’atmosfera anni ’30 si raffina nel ripescaggio di vecchie melodie come nel titolo omonimo cavallo di battaglia di Sidney Bechet.
Ancora due dischi di immensa bellezza che ripercuotono la tradizione: Visits Washington D.C., una perla rara in cui si toccano momenti fra i più alti e lucidi della sua produzione e Railroad che ha come tema centrale una romantica ricollocazione dei primi brani dedicati al treno.
L’ultima produzione vede Fahey forse un po’ più dispersivo e meno lucido nella scelta ed interpretazione musicale.
Si va così dalla libera interpretazione dello stile del chitarrista brasiliano Bola Seat fino a toccare Clapton, Hendrix, Furry Lewis e Dvorak.
E’ una chitarra più legata al rifacimento melodico, ma con una continua presenza di una mente e di una proposta musicale che non ha e non troverà mai una collocazione precisa per generi e di conseguenza, come accade per questi ibridi, non avrà il supporto di un pubblico ancora legato alla struttura musicale per compartimenti stagni.

Discografia:
Blind Joe Death (Takoma c 1002)
Death Chants, Breakdowns And Military Waltzes (Takoma c 1003)
The Dance Of Death & Other Plantation Favorites (Takoma 7004)
The Transfiguration Of Blind Joe Death (Transatlantic Tra 173)
The Great San Bernardino Party And Other Excursions (Takoma c 1008)
Days Have Gone By (Takoma c 1014)
Requia (Vanguard vsd 79259)
The Yellow Princess (Vanguard vsd 79293)
The Voice Of The Turile (Takoma c 1019)
The New Possibility (Takoma c 1020)
America (Sonet sntf 628)
Of Rivers And Religion (Edsel ed216)
After The Ball (Reprise ms 2145)
Fare Forward Voyagers (Sonet sntf 656)
Old Fashioned Love (Takoma c 1043)
Chrìtmas With John Fahey Vol.2 (Takoma c 1045)
The Best Of John Fahey ’59/77 (Takoma c 1058)
Visits Washington D.C. (Takoma tak 7069)
Yes, Jesus Loves Me (Takoma tak 7085)
Live In Tasmania (Takoma tak 7089)
Christmas Guitar Vol.1 (Varrick vr 002)
Let Go (Varrick vr 008)
Railroad 1 (Takoma tak 7102)
Popular Song Of Christmas & New Year (Varrick vr 012)
Rain Forests, Ocean And Other Themes (Varrick vr 019)
I Remember Blind Joe Death (Rounder Euro. RE 1025)

Roberto Menabó, fonte Hi, Folks! n. 43, 1990

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